Fontanelle: un cimitero “sui generis”

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La nostra ultima escursione a Napoli ha incluso una visita al Cimitero delle Fontanelle.Cimitero delle Fontanelle

 

Ingresso e navata centrale
Ingresso e navata centrale

È un posto familiare da sempre, anche se non vi ero mai stato prima: “me pare ‘o campusanto d’e Funtanelle” è la tipica espressione per indicare un luogo poco illuminato, in cui gli occhi si affaticano a vedere quello che dovrebbero vedere. Forse per questo il “cimitero delle Fontanelle” me l’ero figurato come un luogo sotterraneo, angusto, buio, pieno di ossa. Ovviamente non è niente di tutto ciò!

Arriviamo in via delle Fontanelle, che per quanto possa sembrare assurdo è un posto sperduto al centro della città. La strada si diparte dal cuore della città, nel quartiere della “Sanità”, e finisce in un posto isolato con addirittura scorci di campagna. E qui la verità mi si svela.

Il “cimitero” è una antica cava sul fianco della collina: ambienti immensi, altissimi. La cava si sviluppa come una “navata” principale, una laterale parallela, e un paio di navate trasversali di collegamento. La parola “navata” non è casuale: l’impianto è quello di una chiesa con le navate principali che terminano con monumenti che simboleggiano e ricordano il Calvario, il Golgota.

Tra "navate" del cimitero
Tra “navate” del cimitero

L’ambiente è tutt’altro che scuro, almeno all’ingresso: grazie anche all’altezza della navata la luce arriva abbondante fino a circa metà. Appena si svolta in una delle navate trasversali il buio ha rapidamente il sopravvento, creando l’ambiente cupo che il proverbio richiama.

"Capuzzelle" adottate
“Capuzzelle” adottate

La visita è guidata da un membro di una locale associazione culturale, ex insegnante scolastico che in pensione si è dedicato allo studio del luogo. La gente che incontriamo lo saluta “buongiorno professore”. Andrebbe, come in effetti va, avanti per ore a parlare della storia del luogo nel contesto della Storia con la S maiuscola, solo accennando alle piccole e irrilevanti storielle delle “capuzzelle” famose, che qualcuno ha “adottato” e venera come se fosse di un parente. Iris Fontanelle (www.irisfontanelle.it) è una associazione che consiglio a chiunque voglia fare la visita. E la guida è gratuita!

Lascio la descrizione del luogo e della sua storia alla visita dal vivo per chi vorrà farla. Accenno soltanto che il luogo è nato dalla traslazione delle ossa da varie chiese di Napoli quando nel XVII secolo fu proibita la sepoltura in città. Vorrei invece condividere le impressioni: una su tutte è il contrappunto, le contraddizioni accostate, tipiche di Napoli. Ecco perché.

Altare nella "navata dei Preti"
Altare nella “navata dei Preti”

Primo, la sacralità in un luogo dove non te l’aspetti. Ossa ordinatamente disposte, croci, lumini votivi, altari, offerte… in quella che è chiaramente una cava! La sacralità introdotta dell’uomo nella parte inferiore sfuma rapidamente e si trasforma nelle nude pareti di tufo della collina.

Secondo, morte e vita come una cosa sola. a pochi metri dall’ingresso di questo luogo dove la morte incombe, la vita prorompe. Valentino aprì qui il suo laboratorio. Un fabbro lavora rumorosamente di fronte all’ingresso, e questo tipico rumore dell’operosità umana si percepisce chiaramente all’interno del “cimitero”. È l’uomo che si guadagna l’immortalità tramite le sue opere, o è la morte che ricorda quanto le opere siano inutili? Una lettura estremamente personale.

Una esperienza molto coinvolgente, un ambiente particolare, una visita che vale la pena fare. All’uscita, per celebrare la vita, decidiamo di concederci una pizza in uno dei “posti sacri” per tale alimento a Napoli: Concettina ai Tre Santi (www.pizzeriaoliva.it). Dopo i primi bocconi i teschi e i lumini erano spariti dalla nostra mente!

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