La processione di Pasqua a Procida: un viaggio nel tempo

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Ore 6 del mattino di venerdì. Silenzio. Non perché tutti dormono; anzi ci sono molte persone in giro, e ancora di più se ne raccoglieranno nelle prossime ore. Ognuno aspetta.

Speriamo non piova; il tempo è sempre aleatorio in questo periodo dell’anno.

Il silenzio è rotto ogni pochi minuti dal suono stridulo, lugubre di una tromba seguito da 3 colpi di tamburo grevi e lenti. Prima lontani; poi sempre più vicini, annunciando il passaggio della statua lignea del Cristo nel suo percorso verso l’Abbazia di S. Michele, dove inizia la processione.

Che anno è? Difficile a dirsi se si chiudono gli occhi. Senza vedere l’abbigliamento della gente, i cellulari, l’illuminazione stradale, potrebbe essere una qualsiasi data tra il XVII e il XXI secolo. Sarà così fino a tarda mattinata quando la processione finirà.

La processione inizia con un rituale ben definito, con un predefinito ordine degli elementi, chiamati uno ad uno quando è il loro momento di incolonnarsi. La stessa colonna sonora che ha accompagnato la statua del Cristo all’abbazia di S. Michele si ripete durante l’intera processione: tromba, colpi di tamburo, silenzio. Questa volta però c’è anche la voce delle persone, in tono sommesso e rispettoso; probabilmente commentano uno dei “Misteri”, oppure parlano di qualche amico riconosciuto nella processione. Così per le due o tre ore in cui la processione si svolge nel suo percorso attraverso mezza isola.

I “Misteri”

Originale rappresentazione della morte di Giovanni Battista
Un “Mistero” durante la processione

E’ il nome dei carri portati a mano che rappresentano scene del Vangelo e del Vecchio Testamento. Ce ne sono tanti, alcuni minuscoli portati da quattro o sei bambini di 7 o 8 anni, altri portati da 20 adulti. Coloro che portano i Misteri sono quelli che hanno passato il resto dell’anno a costruirli. Sono fatti a mano, con legno, cartapesta o altri materiali comuni. La loro preparazione richiede diversi mesi di lavoro durante i quali sono tenuti nascosti fino alla processione, poi vengono distrutti.

Questo è un elemento caratteristico della processione che mi ha sempre affascinato. La processione non è il portare in giro qualche vecchia statua o reliquia, né il costruire un capolavoro artistico. L’essenza della processione è la costruzione, in squadra con amici vecchi o nuovi, di manufatto di arte religiosa, in gara non dichiarata con altre squadre. L’elemento principale non è l’oggetto, ma l’esperienza del costruirlo. E questo coinvolge, direttamente o indirettamente, l’intera isola.

Solo in tempi recenti una raccolta di Misteri sono stati allestiti in una mostra permanente per i visitatori. Una concessione alle esigenze del turismo in un’isola che non è mai stata campione di autopromozione.

Passa la processione

Ammaliante quinta per la processioneLa prima cosa è decidere dove appostarsi lungo il percorso per vedere il passaggio. Chi vuole dormire di più sceglie un punto più avanti, invece io preferisco un punto vicino alla partenza: i partecipanti, soprattutto i più giovani, son ancora freschi di forze, e in più si gode di una quinta che lascia senza fiato, con il mare in basso, il porto della Corricella, Ischia sullo sfondo.

Subito dopo gli uomini che suonano la tromba e il tamburo inizia il lento scorrere dei Misteri: di solito i piccoli per primi, ma non è una regola. Ogni tanto la processione si ferma e i Misteri vengono posati a terra: probabilmente uno dei carri più grandi ha problemi in qualche svolta più stretta. Poi si riparte.

Oltre ai Misteri, la processione include l’importante “Cristo Morto“, una statua lignea del XVIII secolo coperta da un velo nero, e l'”Addolorata” del XIX secolo, gli uomini che trascinano le catene, gli “angioletti” (bambini di meno di 2 anni con un tipico abito nero ricamato in oro portato a braccio da un genitore).

Ovviamente la processione è accompagnata dalle principali autorità civili e religiose dell’isola, e dalla banda.

E’ incredibile quanto una voce possa essere possente in assenza di auto e dei rumori di città: anche usando un tono di conversazione basso, chiunque nel raggio di 5 metri sente. Capita quindi di ascoltare commenti dalle persone attorno. Quando passa un Mistero di solito i commenti sono apprezzamenti sul suo aspetto e fattura, ma spesso la conversazione si sposta rapidamente sulle persone. Come mai?

Procida conta circa 10.000 residenti, quindi è una comunità relativamente piccola. Ci si conosce per gruppi familiari ampi, quindi si intravede una persona conosciuta è frequente condividere “aggiornamenti” circa la sua famiglia con il proprio gruppo di amici. Naturalmente bisogna essere parte della comunità per seguire la discussione: infatti spesso le persone e le famiglie sono identificate col loro soprannome (ogni famiglia ne ha uno, come un sistema di cognomi parallelo a quello ufficiale), che bisogna conoscere per capire di chi si sta parlando.

Un rito ancora vero

La processione non è l’unica attività tra i riti della Settimana Santa, ma è certamente il principale dal momento che coinvolge l’intera isola. Quello che apprezzo di questa manifestazione è che è ancora vera. Non è una mascherata per turisti, anzi è certo che alcuni isolani ancora li considerano quasi come intrusi. Questo atteggiamento, mentre da un lato ha rallentato lo sviluppo turistico dell’isola, dall’altro ha aiutato a preservarne l’autenticità. Non è cambiato molto dalle mie prime processioni vissute da bambino negli anni ’60. E’ la migliore macchina del tempo che conosca.

Abbiamo pubblicato alcune foto in una galleria apposita; la colonna sonora non vi è rappresentata, ma daranno una idea dei Misteri e dell’atmosfera.

Il suono della tromba è reperibile su YouTube, ad esempio qui.

Per conoscere qualcosa in più su Procida si può fare riferimento ai nostri precedenti articoli sul weekend nell’isola, parte 1 e parte 2

 

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