Fast food? Inventato qui

pubblicato in: Gastronomia | 0
Share this page

 

Alcuni giorni fa mi sono imbattuto in questo articolo dell’anno scorso, che mi ha ricordato… fast food.

“Fast food”, “street food”, termini inglesi che sono ormai familiari anche da noi: qualcosa da prendere al volo per strada a poco prezzo, per tirare avanti con la giornata di lavoro o di riposo. In passato, in molti casi, in realtà era l’unico pasto che ci si poteva permettere. Ma questo “mangiare qualcosa al volo in strada” esiste a Napoli da più di un secolo. In questo caso però questo tipo di cibo non ha niente in comune col “cibo-spazzatura”; la creatività stimolata dalla necessità e guidata da un senso atavico del bello e del buono ha prodotto alcune ottime ricette che originano da una tradizione povera, ma che sono oggi riproposte come cibo alla moda. Ecco alcuni esempi rilevanti.

Pizza, Pizza “a portafogli”, Pizza “oggi ad otto”. La pizza è sempre stata un cibo economico, beh, almeno a Napoli. Ancora oggi una pizza e una birra consumate a tavolo costano meno di 7-8 euro. Avete letto bene: questo è quanto si paga in media nelle tante pizzerie del centro che fanno eccezionali pizze secondo la tradizione, e per chi volesse sapere cosa vuole dire abbiamo pubblicato in passato un articolo a riguardo.

La pizza "a portafogli"
La pizza “a portafogli”

Un’altra tradizione del secolo scorso era la pizza “oggi ad otto”: mangiavi la tua pizza e la pagavi una settimana dopo; la sola garanzia era la tua faccia e la tua reputazione, in un tempo in cui viaggi e trasferimenti era estremamente rari. Nell’articolo citato all’inizio questa tradizione è stata ripresa l’anno scorso da una famosa pizzeria di Napoli, per agevolare i bisognosi in tempi di crisi, dopo un paio di decenni di disuso. Ovviamente l’agevolazione è data solo a chi abita in zona e vale per una sola pizza. Infine, la pizza “a portafogli” è una pizza, di solito margherita, un pò più piccola del normale, piegata in 4, che si compra per strada e si mangia al volo come pranzo veloce: più fast food di così!

 

 

 

Sofia Loren e Giacomo Furia ne "L'oro di Napoli"
Sofia Loren e Giacomo Furia vendono pizze fritte “oggi ad otto” ne “L’oro di Napoli”

Roba fritta. la tradizione di cibo semplice fritto risale a più di un secolo fa, e nel tempo si è sviluppata in una varietà di ricette che costituisco quasi un genere culinario a se. Come poteva un pizzaiolo arrotondare i guadagni? Vendendo pizza anche a casa, magari aiutato dalla moglie; ma a casa non c’è forno, ed ecco il ricorso a grandi pentole per friggere come alternativa. Ci sono molte foto bianco e nero che ritraggono queste grandi pentole fuori a un “basso” (tristemente nota abitazione monolocale a piano terra per famiglie povere e spesso numerose) con una donna che frigge e vende. C’è perfino una scena di un famoso film con Sofia Loren, ma non tutte le pizzaiole erano così avvenenti! Oggi ci sono le friggitorie o rosticcerie che preparano e vendono una incredibile varietà di fritture: zeppole (o “paste cresciute”), panzarotti (che sono crocchette di patate con pepe nell’impasto e imbottite di provola affumicata), montanare, scagliuozzi, frittatine di maccheroni… difficile scriverne senza inumidire la tastiera 🙂

Il banco della "Friggitoria Vomero"
Il banco della “Friggitoria Vomero”

C’è un posto, la Friggitoria Vomero, dove andavo spesso con gli amici da adolescente. Non si tratta di un pentolone fuori a un “basso” ovviamente, ma di un piccolo negozio ad angolo sempre affollato. E’ ancora lì, gestito dalla stessa famiglia, che ancora prepara le stesse leccornie. Hanno guadagnato perfino una “fan page” su Facebook, su cui trovare abbondanza di foto invitanti e dettagli sulla loro offerta e sulla loro storia.

 

 

 

"'a trippa, o' pere e o' musso" (da sasaprof.blogspot.it)
“‘a trippa, o’ pere e o’ musso” (da sasaprof.blogspot.it)

Roba di maiale. La carne era per i ricchi. Agli altri toccavano gli scarti. C’erano dei carrettini, per strada o come appendice di una macelleria, che vendevano le parti meno pregiate del maiale: la trippa, “o’ pere” e cioè il piede, “o’ muss”. Parti che venivano lesse, e poi se ne ritagliavano i pezzi commestibili che venivano serviti freddi in un cartoccio, conditi con olio d’oliva, limone, sale e pepe, da essere consumati sul posto. Forse se ne trova ancora qualcuno al centro; qualche anno fa li ho visti.

 

 

 

 

"o' broro 'e purpo"
“o’ broro ‘e purpo”

Brodo di polpo. Il polpo era per i ricchi. Quando bollito in acqua con erbe e aromi, l’acqua diventava molto saporita, acquisendo i vari sapori. Vi erano carretti che vendevano “‘o broro ‘e purpo”, servito bollente in tazza o bicchiere di vetro con pepe e un pezzo di tentacolo (“‘a ranfetella”) per scaldarsi d’inverno. Questa usanza è stata documentata da viaggiatori stranieri già nel XIX secolo, e forse si riesce ancora a trovare in uno o due posti al centro; è difficile poichè nuove norme europee ne hanno reso illegale la vendita, ma questo è un altro discorso…

 

 

 

Questi sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono altri sullo stesso tema: come inventare piatti economici ma buoni con quanto a disposizione. Non è certo che il “fast food” sia stato inventato qui, ma certamente è una tradizione locale da tempi storici, e la generosa natura del luogo ha fornito ingredienti per gustosissimi piatti. E l’aspetto migliore è che questa tradizione si e’ evoluta e continuamente rinnovata fino ai giorni nostri, ancora parte dello stile di vita, come mostrato dall’articolo citato in apertura.

E adesso, a pranzo; i succhi gastrici sono pronti per il loro compito!

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *