Napoli secondo il New York Times

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Mi incuriosisce sempre sapere quale è l’immagine di Napoli all’estero, e cosa se ne dice (se mai se ne dice) al di là delle poche righe basate su stereotipi che si leggono nelle cronache. Qualche tempo fa trovai questo articolo del New York Times che affronta la sfida di raccontare 3 millenni di storia in 3 pagine. E’ una missione impossibile, ma mi è sembrata una lettura interessante. E’ in inglese; chi ha difficoltà con la lingua può provare ad aiutarsi con un traduttore automatico come quello di Google (http://translate.google.com). In estrema sintesi l’autrice, americana con cognome italiano che ha vissuto a Roma ma ha imparato a conoscere Napoli, ne parla come di città più romantica al mondo che seduce per il suo senso della vita.

E’ interessante ad esempio leggere, tra le righe del primo paragrafo, il senso di confusione e sperdutezza  che ha sopraffatto l’autore come prima impressione della città, e come questo invece si trasforma, nel resto dell’articolo, in una comprensione più profonda di quello che c’è oltre la prima impressione, riuscendo in effetti a scalfire la superficie dell’immagine della città.

Non mi sembra che l’articolo riesca a cogliere tutti gli aspetti principali della città: è semplicemente impossibile in 3 pagine! Per esempio Napoli può essere come la “elegante e contenuta Firenze o la appariscente Roma”, per citare l’autrice, in alcuni casi, non come impressioni prevalenti della città. Ci sono importanti attività musicali, dall’opera incentrata attorno al Teatro San Carlo (costruito nel 1737, il più antico teatro in attività in Europa), all’esperienza blues di Pino Daniele e il suo gruppo negli anni ’70, a esperienze più recenti come quella dei “99 Posse“. Ci sono importanti firme della moda come Marinella. C’è una università fondata da Federico II il 5 Giugno 1224. Fatti e aspetti noti forse a molti italiani, ma probabilmente sconosciuta alla maggior parte degli stranieri.

Pino Daniele in concerto
Pino Daniele in concerto

Provando a riassumere in una frase, credo che l’articolo riesce a catturare l’impressione generale della città, le principali sensazioni dell’esperienza della quotidianità in strada, e i tratti principali della storia della città; quello che non riesce a catturare sono alcuni aspetti positivi ma meno evidenti della vita contemporanea in Napoli. D’altra parte, come detto, tre millenni non possono rientrare in 3 pagine!

Ultimo punto, ma non meno importante: l’ingrediente principale dell’imbottitura Sfogliatella è il semolino, non la ricotta (che comunque è presente). In realtà questa ricetta del XVII secolo fu inventata proprio come un modo per riciclare gli avanzi di semolino!

Guidato dalla stessa curiosità sto anche leggendo un libro su Napoli di un autore americano che ha avuto recensioni molto positive. Mi riservo quindi di tornare sull’argomento, forse…

 

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