Mani, cuore e macchine: Arte Tipografica in Napoli

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Lavoro di "Arte Tipografica": 12 Vedute di Napoli di Borrelli
Lavoro di “Arte Tipografica”: 12 Vedute di Napoli di Borrelli
Mani, cuore e macchine
Mani, cuore e macchine

Le mani dell’artigiano, il cuore dell’imprenditore, le macchine: sono questi gli ingredienti essenziali che mi hanno colpito sabato scorso, quando, invitati da amici di parenti, abbiamo partecipato ad una festa in occasione della fine delle attività di Arte Tipografica. Perché quello era: una festa. Con qualche nota di inevitabile malinconia, ma comunque una festa per celebrare l’arte in amicizia. Ma andiamo con ordine.

 

A Napoli c’è una forte tradizione di stamperie d’arte, piccole tipografie, luoghi dove edizioni più o meno limitate hanno celebrato l’arte locale e non, accoppiando la creazione letteraria e artistica con l’artigianato e l’imprenditoria. Un vero punto di accumulazione di eccellenze complementari che hanno prodotto opere notevoli. Non sono un esperto del settore per cui certamente mancherò nomi eccellenti, ma nomi come appunto Arte Tipografica, Berisio, Liguori, Guida fanno parte della vita della città da molti decenni.

 

Macchina originale del 1948, funzionante
Macchina originale del 1948, funzionante

“Arte Tipografica” è una di queste, fondata nel 1948. E’ un posto dove non si stampano libri “normali”, o meglio non solo. Qui gli artigiani stampano libri d’arte, litografie, volumi di ogni formato… vorrei saperne di più per parlarne con competenza! E adesso chiude, vittima della crisi economica, della tendenza moderna che ha ucciso prima il piombo con l’editoria digitale e poi la carta con i libri elettronici. Forse è l’evoluzione che lo richiede. E’ un peccato però che un tale patrimonio di storia e di arte vada disperso; sarebbe stato bello vedere un museo del settore originare proprio dalle sale storiche di Arte Tipografica, ma sembra che non succederà.

 

Locali e macchine di "Arte tipografica"
Locali e macchine di “Arte tipografica”

Le sale, partiamo da quello. Un posto insospettabile per una stamperia con macchine pesanti tonnellate: palazzo Marigliano, nel cuore di Napoli, al primo piano, proprio sopra quella bellissima scala a rampe incrociate che avevo ammirato tante volte. Un ingresso, poi due ampi locali: in uno è allestito il ricevimento, la vendita dei libri, alcune macchine d’epoca, mentre nell’altro ci sono le macchine di produzione, le risme di carta, il cuore dell’attività.

 

Oggi è tutto fermo; c’è tutta la famiglia del titolare, Angelo Rossi, che lo aiuta a ricevere gli ospiti, illustrare le macchine e la storia, a vendere i tanti piccoli e grandi capolavori esposti. La visita guidata è stata un’esperienza da ricordare. E’ Angelo Rossi in persona che ci fa vedere la vecchia macchina a caratteri mobili, poi la sofisticata Linotype, e poi le macchine più moderne che sfornano migliaia e migliaia di copie al giorno. In ultimo ci fermiamo davanti alla vecchia Heidelberg del 1948, ancora funzionante, dove Angelo Rossi ci racconta qualche pezzo di vita della sua “creatura”, amorevolmente sostenuto nei momenti di giustificata commozione da una delle figlie.

 

Poesie di Pablo Neruda pubblicate da "Arte Tipografica"
Poesie di Pablo Neruda

C’è anche un piccolo museo, una semplice vetrina che raccoglie alcuni pezzi di storia: i primi due volumi pubblicati dalla società nel 1948, copie del giornale delle Quattro Giornate di Napoli “La Barricata” stampato da Arte Tipografica, un volume di poesie di Pablo Neruda pubblicate inizialmente in edizione limitata e anonima (erano dedicate all’amante) grazie a 44 sottoscrittori alquanto famosi: Guttuso, Napolitano, Levi, Quasimodo, Morante, … Pezzi di storia si sono creati e intrecciati qui.

 

Locali e macchine di "Arte tipografica"
Locali e macchine di “Arte tipografica”

E’ un posto magico per un fotografo; mi ha ricordato il museo della Centrale Montemartini di Roma, dove statue romane sono esposte nel contesto di una vecchia centrale elettrica dismessa con le sue gigantesche macchine silenziose. Non sono un fotografo, ma lo stesso non ho resistito al richiamo del fascino. Alla fine, non sapendo quali foto selezionare (o scartare) per questo articolo, ho creato una piccola galleria fotografica dedicata.

Durante la visita ci è venuto in mente, con quasi un senso di colpa, il Kindle che avevamo in borsa… La vita si evolve e tutte le cose hanno un ciclo. E’ giusto chiudere quelle belle con una festa, ed è stato bello essere parte di questa.

Grazie ad Angelo Rossi, alla sua azienda e alla sua famiglia.

 

 

4 Responses

  1. carmine cervone

    un racconto toccante per chi come me vive della stessa arte e della stessa passione.
    per me che mi ostino a farle funzionare ancora quelle antiche macchine, che sono ancora aggrappato alla mia linotype, alle mie casse di caratteri mobili, una sorta di trappola dove sono finito da bambino. ma il problema vero, reale, insormontabile del perché a Napoli non si realizza un vero e proprio museo funzionante è che non uniamo le forze. ognuno chiuso nella sua bottega piccola o grande, ognuno a celebrare e difendere la sua storia, piccola, o grande che sia. C.

  2. Cesare

    Grazie per la testimonianza. Aggiungo solo, a sostegno dell’ultima parte del suo commento, che a mio parere se in Italia, al Sud come al Nord, avessimo più senso della collettività, il nostro sistema paese sarebbe molto più competitivo sull’aggressivo mercato internazionale. Le prove e controprove abbondano in tutti i settori; una per tutte: in astronomia Padre Angelo Secchi nella seconda metà dell’ottocento per primo applicò la spettroscopia allo studio delle stelle, ma il sistema universitario che ne ha beneficiato è stato quello statunitense, dove quella scoperta fu adottata e sviluppata mentre il Secchi veniva osteggiato e dimenticato perchè sacerdote e gesuita al tempo dell’unità d’Italia. Quante individualità di valore emigrano e fanno non solo la propria fortuna, come forse farebbero anche in Patria, ma quella del sistema paese in cui si inseriscono.

    Si è però sempre in tempo per avviare un cambiamento, per fare qualcosa di diverso…

  3. Riccardo

    in campania e a Napoli, l’associazionismo è una cosa che difficilmente può funzionare, bisogna essere signori nell’animo o come lo erano personaggi come Angelo Rossi, che grazie alla stima guadagnata sul campo, da un certo Benedetto Croce, da un certo Quinto Quintieri, presidente della banca di calabria e proprietario della testata “il giornale” riuscì a far diventare quello che è stata l’Arte Tipografica per circa 70 anni! Angelo Rossi junior durante la sua presidenza all’unione industriale per il settore specifico, cercò in vari modi di creare delle sinergie editoriali ma si dovette arrendere alle diverse correnti di pensiero dei vari imprenditori. Riuscì per un breve periodo, ad unire vari editori, autotassandosi e pubblicando vari volumi, sotto un’unica sigla, ma purtroppo anche quella fu destinata a finire. Solo per quello che i Rossi hanno fatto per la storia della stampa italiana, andrebbero ascoltati, ma purtroppo oggi c’è molta arroganza e presunzione ed inevitabilmente si è diventati sordi!

  4. Cesare

    L’associazionismo, una delle espressioni dell’impegno verso la società che non abbiamo mai sviluppato… Non ci rassegnamo a pagare le tasse e rispettare le regole, figuriamoci se riusciamo ad associarci! Devo dire che, pur sperando sempre in un cambiamento e cercando di fare per primo la mia parte, sono scettico sul fatto che noi italiani si riesca a sviluppare il senso della società per via evolutiva e progressiva. Forse, e dico forse, solo un non auspicabile evento traumatico, come a suo tempo fu la seconda guerra mondiale o come è la crisi economica in Grecia, potrebbe fare il miracolo, ma a quale prezzo?

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